Entra nella Casetta!

Vuoi fare un’esperienza di coabitazione, condivisione e servizio con altri giovani? Stai cercando casa, ma non hai la possibilità di vivere per conto tuo? Vuoi unire l’abitare e il partecipare … con qualche ora di volontariato?

 Candidati a entrare nella “Casetta”: il Cohousing sociale della Caritas di Saluzzo

 CHI STIAMO CERCANDO

2 INQUILINI ANNUALI almeno sino a dicembre 2020
Giovani donne e uomini, tra i 20 e i 35 anni, residenti o meno nel Saluzzese. Studenti, lavoratori o disoccupati.
A ognuno è richiesto un impegno di servizio volontario nella Caritas di Saluzzo, a seconda della disponibilità del singolo

Il progetto, partito ad aprile del 2019, vede attualmente 5 inquilini: per saperne di più leggi il loro resoconto nella #Live10_2019

DOVE

Il Cohousing Sociale si trova nella struttura dell’ex casello ferroviario a Saluzzo, in via Savigliano 30.

L’edificio ha due piani: al piano inferiore si trovano la cucina, un bagno e una stanza che può avere un uso polivalente (co-working, eventi con altri giovani, ospitalità); al piano superiore ci sono due stanze da letto e un bagno.

La “Casetta” ha un cortile d’entrata, mentre sul retro ci sono un giardino e un orto. Non è presente un impianto di teleriscaldamento, ma una stufa. Non è presente la linea telefonica o internet. 

QUANDO

Candidature entro il 30 novembre 2019.

 

Si richiede una breve lettera di presentazione e motivazionale, che includa informazioni su eventuali impegni di studio o lavoro, con i propri recapiti per essere ricontattati.

 COME

Per candidarsi scrivere a: info@saluzzomigrante.it. Per ulteriori informazioni: Andrea 328 216 7983

E L’AFFITTO???

A carico degli inquilini ci sarà un rimborso spese, simile ad un affitto calmierato in base alle proprie disponibilità. 

I VALORI DELLA “CASETTA”

Agli inquilini, il Cohousing sociale propone di:

  • creare e condividere momenti di quotidiani di convivialità
  • progettare insieme attività nelle aree esterne (giardino, orto, allestimento spazi…)
  • progettare e realizzare momenti (eventi, attività) aperti alla cittadinanza e agli altri giovani
  • impegnarsi ad acquistare prodotti etici, tramite l’adesione al Gruppo di Acquisto solidale di Saluzzo oppure prodotti da filiera
    corta e preferibilmente evitando la grande distribuzione organizzata (es. botteghe equosolidali, mercati locali …)
  • impegnarsi a ridurre gli sprechi, l’impronta ecologica dei propri consumi e di quelli energetici della “Casetta”, rispettare le aree verdi e fare la raccolta differenziata dei rifiuti
  • essere disponibili a prestare ore di volontariato nei servizi della Caritas, in occasione di eventi e incontri di sensibilizzazione 

 

 

 

 

 


Primi mesi nel cohousing della Caritas

Ha preso il via a maggio il cohousing sociale della Caritas di Saluzzo rivolto ai giovani. I primi inquilini della “Casetta”, com’è stato ribattezzato l’ex casello ferroviario, sono entrati dando il via a questo esperimento di convivenza solidale che comprende alcune ore di volontariato nei servizi della Caritas.

GLI INQUILINI

Tra i primi è arrivato Giacomo, 23enne di Manta laureato in Design del prodotto, che racconta:“Ho sentito il bisogno di continuare l’esperienza del “vivere da solo” in un modo diverso. Credo molto nelle persone e avere la possibilità di vivere un progetto che promuove la condivisione e la solidarietà mi sembrava la strada giusta da percorrere”.

Dopo di lui è stata la volta di Michela, studentessa universitaria 22enne di Revello, che spiega: “Ho deciso di fare domanda perchè sentivo forte in me il bisogno di vivere da sola e l’idea di farlo con un’esperienza divesa, per me formativa sia dal punto di vista personale sia professionale, mi ha attirata fin da subito. Poter stare a contatto con ragazze e ragazzi che conosco da poco e con background e interessi diversi dai miei è molto bello e stimolante. Condividere con loro la quotidianità mi sta sicuramente aiutando a fare più miei valori come la solidarietà e il senso di comunità”.

Ci sono anche inquilini “temporanei” come Noemi, 27enne di Santo Stefano Roero, che ha vissuto nella “Casetta” per un mese, a maggio: “Prima di conoscere Saluzzo Migrante – spiega – non avevo idea di cosa succedesse qui durante l’estate. Venire a contatto con ragazzi così giovani, ma già così tanto provati da varie esperienze di viaggio e di vita, mi ha fatto capire quanto possa essere importante fare questo tipo di volontariato, dando un piccolo aiuto che al tempo stesso può significare tanto”.

VOLONTARIATO E INCONTRI

Gli inquilini si coordinano periodicamente con Andrea, referente del progetto, e nel frattempo hanno aperto la “Casetta” a progetti e collaborazioni con il territorio, ospitando incontri con il presidio saluzzese di Libera, l’equipe mensile diocesana della Caritas, l’associazione “Il Pulmino Verde” di Torino con la quale Saluzzo Migrante lavora al progetto “Le rotte del caporalato”.

Gli inquilini hanno anche iniziato il loro volontariato in Caritas, specie nei servizi del presidio Saluzzo Migrante (Boutique, Ciclofficina …). Inoltre sono stati invitati a partecipare a diverse iniziative promosse da realtà sociali del territorio, come la rassegna “Maggio per i diritti” a Barge, l’evento Life 2.0 sulla sicurezza stradale dell’Associazione Segnal’Etica a Verzuolo e l’evento della ong MAIS a Torino su agricoltura, sostenibilità e stili di vita.

UN LUOGO DI PROGETTAZIONE

Il cohousing si sta configurando anche come luogo di progettazione: gli inquilini, infatti, stanno organizzando diversi eventi come una proiezione del documentario “Di Passaggio” sul dormitorio PAS insieme a Libera Piemonte, cene con autorità e persone che possano raccontare esperienze significative (la prima con Don Giuseppe Dalmasso, direttore della Caritas di Saluzzo, e Don Giovanni Banchio, responsabile dell’oratorio Don Bosco sui loro anni da missionari in Brasile e Camerun), oltre a serate di formazione con gli operatori di Saluzzo Migrante.

GLI ULTIMI ARRIVATI

Enrico 22enne di Verzuolo, laureato in design e comunicazione visiva, ha deciso di tornare in provincia portado con sé la passione per la musica e la grafica. “Avevo voglia di sfruttare quest’occasione che per le persone della mia età non è scontata – dice – specie in un luogo come Saluzzo. Del cohousing mi ha attirato fin da subito il senso di condivisione di un’idea ben precisa che questo progetto insegue, che è molto diversa dal semplice vivere da solo con altri coinquilini come ho già sperimentato. Partecipando ai servizi di Caritas e toccando con mano la condizione degli stagionali al Foro Boario, ho trovato un modo per vedere finalmente anche realtà che mi circondano, sfatando un po’ l’idea che in provincia vada sempre tutto bene.”

Edoardo, 24enne di Cavallermaggiore, dopo la laurea in Sviluppo Internazionale ha deciso di trascorrere qualche mese nel cohosing prima di proseguire gli studi all’estero. “Mi è sempre piaciuto viaggiare – racconta – e anche quest’estate avrei voluto partire per l’Africa. Poi ho visto la proposta del cohousing e ho pensato che sarebbe stato importante cercare di “incontrare l’Africa” a due passi da casa mia. Sono arrivato da poco, ma ho avuto subito un’impressione molto buona dei coinquilini e dell’ambiente in generale. Mi affascina molto l’idea di una coabitazione in cui la condivisione è centrale, e si lavora insieme, non come individui a sé stanti“.

Sugli inquilini della “Casetta” veglia Maria Cristina, operatrice di Saluzzo Migrante dove lavora come progettista sociale, che continua l’esperienza di coabitazione nell’ex casello ferroviario sperimentata in precedenza con un’altra operatrice. Essere così coinvolti da una reatà sociale e umana che ti mette alla prova e rimette in discussione tante cose della propria vita – spiega Maria Cristina – è alleggerito dal fatto di condividerlo nel cohousing con una comunità di coinquilini che sperimenta quella stessa situazione, che porta con sè un interesse importante rispetto al tema e strumenti nuovi per comprendere il peso che ognuno si porta dentroFunzioniamo bene: abbiamo rimesso a posto il giardino e l’orto iniziando a mangiare i nostri prodotti. Siamo attenti ai consumi: ad esempio siamo diventati soci dell’orto sociale la Milpa a Piasco dove una volta a settimana facciamo attività e in cambio riceviamo frutta e verdura”.


In 150 alla "Tavolata Senza Muri"

150 persone hanno trovato posto alla “Tavolata senza muri” allestita sabato 15 giugno nel cortile della Caritas che si è fatta promotrice dell’iniziativa insieme a “Saluzzo Migrante”.

Operatori e volontari hanno sistemato una quindicina di tavoli dove è stato servito un pasto condiviso da utenti dei servizi della Caritas, una quarantina di braccianti africani arrivati a Saluzzo in cerca di lavoro o che già stanno lavorando come stagionali nei frutteti, cittadini, volontari dell’Associazione Papa Giovanni XXII, del Gruppo Scout Agesci Saluzzo 1, del presidio “Dalla Chiesa” di Libera Saluzzo e operatori della CGIL Cuneo che hanno collaborato all’evento.

Caritas Saluzzo e “Saluzzo Migrante” hanno ritenuto importante aderire a questa iniziativa proposta da FOCSIV che in 25 città italiane ha visto sedersi attorno allo stesso tavolo centinaia di persone per un momento di convivialità. La “Tavolata senza muri” vuole rappresentare sia un’occasione di conoscenza reciproca sia un forte messaggio per ribadire l’impegno di tante e tanti a favore del dialogo e della solidarietà con chi ha di meno, con chi cerca lontano dalla sua patria una possibilità di vita migliore, convinto che non tutti gli italiani siano dalla parte del razzismo e dell’esclusione.

A Saluzzo l’iniziativa è stata salutata dal Vescovo, Monsignor Cristiano Bodo, che citando Don Tonino Bello ha detto: “È importante stringerci le mani, accorgerci di chi è accanto a noi e ha bisogno di noi, di un sorriso come di una mano e accorgerci che siamo tutti uguali davanti a Dio, camminare insieme condividendo gioie e speranze. Sentiamoci amici, condividendo fatiche e gioie che la vita ci mette davanti, confidando in Dio”.

Don Giuseppe Dalmasso, Direttore della Caritas, ha sottolineato: “Sentitevi a casa, questa che vedete nel cortile della Caritas è una casa di prima accoglienza, un inizio per chi ha bisogno. Vogliamo che questa casa nel cuore di Saluzzo, vicina al Duomo, all’oratorio dove ci sono tanti giovani, vicina al PAS, sia segno di accoglienza. Chiediamo scusa se non riusciamo a fare tante cose, ma ce la mettiamo tutta per fare del nostro meglio. Ci sono tanti giovani che oggi hanno lavorato per realizzare questa iniziativa, la Tavolata senza muri che oltre a Saluzzo ci sarà in altre 25 città italiane”.

In rappresentanza del Comune, Fiammetta Rosso, Assessora con delega alle Politiche sociali, ha ricordato: “Questo è un luogo che conosco bene e che mi conosce bene, in cui ho condiviso tante battaglie. Vi porto la vicinanza dell’amministrazione comunale. Condividere un pasto è una cosa che facciamo tutti i giorni, ma qui lo facciamo per dire sì ad accoglienza e comunione. Voglio augurare a tutti che questa sia anche un’occasione per dirci pronti al lavoro che ci attende insieme nei prossimi mesi”.

Alessandro Armando, referente di Saluzzo Migrante: “Oggi a Saluzzo, come in tante altre piazze e vie in Italia, le persone si siedono a tavola per conoscersi e parlare insieme. Abbiamo chiesto di aprire il cortile della Caritas per ribadire un impegno di accoglienza, apertura e condivisione“.

Sono intervenuti anche i rappresentanti del Centro culturale islamico di Saluzzo, Francesca Galliano del presidio Libera Saluzzo, Davide Masera della CGIL Cuneo e Luigi Celona dell’Associazione Papa Giovanni XXIII.

Il pranzo è stato servito dai giovani volontari di “Saluzzo Migrante” e dagli Scout del Gruppo Agesci Saluzzo 1 che vogliamo ringraziare per il servizio svolto con spirito di squadra e allegria. Un ulteriore ringraziamento a Valeria Cardetti che in mattinata ha allestito un laboratorio di stampa serigrafica dove i volontari hanno realizzato le nuove magliette di “Saluzzo Migrante” che contribuiranno all’autofinanziamento del progetto


Coltivare orti e legami

Il 1° maggio per le famiglie eritree arrivate a Saluzzo grazie ai corridoi umanitari é stata una giornata di condivisione insieme ai giovani nuovi inquilini del cohousing sociale della Caritas e agli operatori di Saluzzo Migrante.

Il gruppo è stato coinvolto in una giornata alla scoperta di una preziosa realtà del territorio: La milpa orto collettivo.
L’appezzamento, nato più di cinque anni fa a Piasco, è coltivato attraverso il lavoro comune degli associati secondo i principi dell’agroecologia, con il 
recupero di sementi e coltivazioni tradizionali, in un reciproco scambio di saperi tra esperti e appassionati di orticoltura.

Le famiglie eritree hanno contribuito a mettere a dimora mais, fagioli e zucche mentre i tanti bambini della Valle Varaita hanno piantato e giocato insieme al coetaneo Ayiman.

Dopo i lavori nell’orto, altri momenti di condivisione per i partecipanti (una ventina) sono stati il pranzo comune e un’assemblea di presentazione e conoscenza reciproca.

Con la promessa di ripetere l’esperienza, il gruppo ha approfittato della giornata di sole per una tappa al fiume che per il piccolo Ayiman è stata la scoperta di un nuovo, diverso, ambiente rispetto al campo profughi in Etiopia dove è cresciuto prima dell’arrivo in Italia attraverso i corridoi umanitari.


Entra nella Casetta!

Vuoi fare un’esperienza di coabitazione, condivisione e servizio con altri giovani?
Stai cercando casa, ma non hai la possibilità di vivere per conto tuo?
Vuoi unire l’abitare e il partecipare … con qualche ora di volontariato?

 Candidati a entrare nella “Casetta”: il Cohousing sociale della Caritas di Saluzzo

 CHI STIAMO CERCANDO

INQUILINI ANNUALI almeno sino a dicembre 2019
Giovani donne e uomini, tra i 20 e i 35 anni, residenti o meno nel Saluzzese
Studenti, lavoratori o disoccupati.
A ognuno è richiesto un impegno di servizio volontario nella Caritas di Saluzzo, a seconda della disponibilità del singolo

DOVE

Il Cohousing Sociale si trova nella struttura dell’ex casello ferroviario a Saluzzo, in via Savigliano 30.

L’edificio ha due piani: al piano inferiore si trovano la cucina, un bagno e una stanza che può avere un uso polivalente (co-working, eventi con altri giovani, ospitalità); al piano superiore ci sono due stanze da letto e un bagno.

La “Casetta” ha un cortile d’entrata, mentre sul retro ci sono un giardino e un orto. Non è presente un impianto di teleriscaldamento, ma una stufa. Non è presente la linea telefonica o internet. 

QUANDO

Le candidature vanno presentate entro il 15 Aprile 2019.

Cerchiamo 2 persone da subito, un’altra da maggio per restare fino a dicembre (residenti annuali). Successivamente saranno disponibili altri 4 posti per inquilini temporanei per l’estate e l’autunno.

 COME

Per candidarsi scrivere a: info@saluzzomigrante.it

Per ulteriori informazioni: Andrea 328 216 7983

E L’AFFITTO???

A carico degli inquilini ci sarà un rimborso spese, simile ad un affitto calmierato in base alle proprie disponibilità. 

I VALORI DELLA “CASETTA”

Agli inquilini, il Cohousing sociale propone di:

  • creare e condividere momenti di quotidiani di convivialità
  • progettare insieme attività nelle aree esterne (giardino, orto, allestimento spazi…)
  • progettare e realizzare momenti (eventi, attività) aperti alla cittadinanza e agli altri giovani
  • impegnarsi ad acquistare prodotti etici, tramite l’adesione al Gruppo di Acquisto solidale di Saluzzo oppure prodotti da filiera
    corta e preferibilmente evitando la grande distribuzione organizzata (es. botteghe equosolidali, mercati locali …)
  • impegnarsi a ridurre gli sprechi, l’impronta ecologica dei propri consumi e di quelli energetici della “Casetta”, rispettare le aree verdi e fare la raccolta differenziata dei rifiuti

essere disponibili a prestare ore di volontariato nei servizi della Caritas, in occasione di eventi e incontri di sensibilizzazione 


L'integrazione passa dall'istruzione

Il percorso di accompagnamento delle famiglie eritree, arrivate dall’Etiopia e accolte a Saluzzo grazie al progetto dei “Corridoi Umanitari” della CEI, si snoda attraverso tappe significative. Tra queste, la possibilità di studiare.

Alazar ha iniziato in questi giorni l’Università, mentre Abigayl, sua sorella, sta affrontando con cura ed entusiasmo la terza settimana di scuola superiore a Saluzzo. I professori volontari che l’hanno preparata durante tutta l’estate la sostengono nell’apprendimento delle materie per lei più difficili, come francese e psicologia.

Il piccolo Ayiman, è al primo giorno di asilo: il grembiule azzurro è immacolato e ha scoperto che le tasche possono contenere moltissime macchinine.

I genitori di entrambe le famiglie stanno per iniziare nuovamente la scuola di italiano promossa dal CPIA Cuneo-Saluzzo e i corsi di formazione professionale. Sono consapevoli che solo attraverso l’apprendimento della lingua italiana e di nuovi mestieri sarà possibile costruire un futuro autonomo e integrarsi nel tessuto sociale ed economico della città.

Questi nuovi inizi realizzano il sogno di genitori partiti da lontano per salvare i propri figli ancora in vita, per permettere loro di studiare, vivere in pace e organizzare il proprio futuro.

Come Caritas di Saluzzo auguriamo ad Alazar, Abigayil, Ayiman e a tutti gli studenti che sono tornati in classe un buon anno scolastico. Istruirsi non è un privilegio di pochi: è un diritto di tutti.

Un ringraziamento particolare va al Rotary di Saluzzo  (http://www.rotarysaluzzo.it) che ha sostenuto nel 2018 il progetto formativo dei giovani.

“Che sia l’ultima volta che un bambino o una bambina spendono la loro infanzia in una fabbrica.
Che sia l’ultima volta che una bambina è costretta a sposarsi.
Che sia l’ultima volta che un bambino innocente muore in guerra.
Che sia l’ultima volta che una classe resta vuota.
Che sia l’ultima volta che a una bambina viene detto che l’istruzione è un crimine, non un diritto.
Che sia l’ultima volta che un bambino non può andare a scuola.
Diamo inizio a questa fine. Che finisca con noi. Costruiamo un futuro migliore proprio qui, proprio ora.”

Malala Yousafzai

 


Casa Madre Teresa: i primi ospiti

Dal mese di luglio l’accoglienza e l’assistenza sanitaria di persone particolarmente vulnerabili hanno vista attiva anche la nuova struttura di Casa Madre Teresa, gestita dalla nostra Caritas in via Sant’Agostino 27.

I primi ospiti sono già arrivati a Casa Madre Teresa: un nuovo passo, fondamentale, per permettere una presa in carico efficace, dal punto di vista alloggiativo e sanitario.

A Casa Madre Teresa ci sono storie come quella di L. che si è ammalato di broncopolmonite e, pur continuando a lavorare, sta seguendo una terapia che sarebbe poco utile se continuasse a dormire a terra su un cartone, all’aperto, lavandosi con acqua fredda.

Ci sono storie come quella di M., precedentemente accolto al PAS (Prima Accoglienza Stagionali), al quale è stata diagnosticata una neurofibromatosi e necessita di un luogo privato dove poter ricominciare a prendersi cura di sé, procedendo con adeguati controlli e cure mediche.

I servizi di assistenza sanitaria offerti dalla nostra Caritas, come quello a Casa Madre Teresa e l’Ambulatorio, sono tutti realizzati grazie alla collaborazione con la Fondazione San Martino, l’ASL CN1, gli sportelli amministrativi e sanitari del territorio, il Consorzio Monviso Solidale e i numerosi volontari che rispondono ad ogni chiamata.

 


Cinque mesi di corridoi umanitari

27 febbraio 2018 – 27 luglio 2018: 5 mesi insieme alla famiglia Solomon arrivata dall’Eritrea a Saluzzo grazie ai corridoi umanitari.

Il loro percorso verso l’integrazione passa anche attraverso i sentieri di montagna. I figli Alazar e Abigayl, alcuni insegnanti e giovani volontari mercoledì 1 agosto hanno raggiunto il rifugio Quintino Sella, all’ombra del Monviso.

In questi mesi si è camminato insieme, passo dopo passo, nella costruzione di quel processo complesso che è l’integrazione: l’accoglienza come strumento di autonomia e inserimento sociale, l’educazione all’intercultura come risorsa per il territorio e le comunità locali, la condivisione di valori e la riscoperta di diritti.

Quando si cammina in montagna, nessuno resta solo. La borraccia è piena di acqua per sé e per gli altri. Il camminatore più debole è in mezzo al gruppo, si va al passo del più lento. Il camminatore più esperto mostra la via, guida con cura e silenzio.

Al ritorno, nessuna traccia del passaggio rimane sulla montagna. Resta il vissuto di un’esperienza di comunità che è dialogo, scoperta di sé e degli altri, pienezza di vita.

Lungo la strada Alex e Aby non riescono a sgomberare la mente da ciò che è stato il loro passato, raccontano e fanno domande. Nei loro occhi c’è anche, sempre, un po’ di nostalgia, la voglia di tornare, un giorno, nella loro splendida terra: l’Eritrea. I loro genitori intanto li aspettano a casa, a Saluzzo, curando l’orto. Controllano l’albero di pere, nel giardino, raccontando quanto è succoso un avocado, quando si raccolgono i manghi, come far seccare le spezie.

Andare in montagna comporta la fatica della salita: ogni passo è sacrificio e bellezza, impegno, tenacia. Si conquista la vetta con la sola forza delle proprie gambe e dell’incoraggiamento dei compagni di cammino.

Ancora non può sapere dove ci porterà questo “viaggio condiviso di accoglienza”: cinque mesi sono già passati.

Oggi si brinda con l’acqua del Po che Alex e Aby hanno preso alla sorgente, al Pian del Re.

Grazie agli insegnanti, che ogni settimana dedicano ore all’insegnamento della lingua italiana, alla preparazione di Abigayl per la quarta superiore e di Alazar per il test di scienze infermieristiche.

Grazie a Silvia e a chi segue le necessità sanitarie della famiglia. Grazie a Bruno, a Maurizio, al loro vicino di casa saluzzese per la pazienza degli insegnamenti sull’orto e le mani sporche di terra.

Grazie alle signore che condividono le ricette con la loro mamma eritrea. Grazie a chi ha portato un vestito, un libro, un saluto, un consiglio. Grazie alla città di Saluzzo, alle nostre piccole comunità, a Caritas Italiana.

Per chi volesse gustare un caffè eritreo: scriveteci a caritas@saluzzomigrante.it !


Casa Madre Teresa, un luogo di cura e protezione

Si chiama Casa Madre Teresa di Calcutta il progetto di accoglienza, partito un anno fa a Saluzzo, che sarà inaugurato sabato 28 luglio alle 11 in via Sant’Agostino 27, alla presenza del Vescovo Monsignor Cristiano Bodo che ha fortemente sostenuto l’iniziativa, dedicandola alla suora simbolo dell’impegno per gli ultimi.

La struttura, realizzata al pian terreno dell’Ex-IAL (Istituto Addestramento Lavoratori) adiacente al cortile del Seminario, offrirà 24 posti letto suddivisi in due camerate, destinati non solo ai migranti che ogni anno arrivano in zona per cercare lavoro nella raccolta della frutta, ma a tutte le persone in situazioni di grave vulnerabilità.

L’obiettivo è intervenire con urgenza per dare una risposta immediata sia alle precarie condizioni abitative dei migranti non residenti sul territorio, ma anche a categorie particolarmente fragili come i minori, i malati, le vittime di sfruttamento lavorativo, della tratta o persone colpite da gravi reati.

Casa Madre Teresa nasce quindi come progetto di sostegno che possa evitare l’aggravarsi di condizioni precarie, intervenendo in un’ottica protettiva, attivando così una presa in carico a 360° della persona.

La struttura, realizzata in locali concessi dal Seminario vescovile, oltre ai 24 posti letto, comprende uno spazio comune allestito con un’area cucina/refettorio e una lavanderia, uno spazio di convivialità, socialità e cura. Qui gli ospiti potranno trovare un luogo pensato per dare dignità, dove dovranno provvedere essi stessi alle pulizie e alla preparazione dei pasti.

Un progetto importante per i giovani di Saluzzo Migrante, che si affianca al quotidiano lavoro di supporto e informazione con l’Infopoint.

Da sottolineare che Casa Madre Teresa offrirà un luogo temporaneo di accoglienza, limitato ad alcuni giorni o settimane, che non si vuole sostituire al Pas (il dormitorio creato dal Comune di Saluzzo e dalla Regione nell’ex caserma Filippi), né all’accoglienza diffusa o alle sistemazioni fornite dalla Coldiretti. Casa Madre Teresa sarà rivolta a coloro che vivono una problematica di alta vulnerabilità. Gli ospiti potranno essere segnalati dal Progetto Presidio della Caritas di Saluzzo o dallo sportello medico in corso Piemonte 63, ma anche dall’ospedale o dal Consorzio socio-assistenziale Monviso Solidale.

Casa Madre Teresa sarà custodita 24 ore al giorno per servizi di emergenza anche notturni, inoltre ogni martedì pomeriggio i giovani di Saluzzo Migrante contribuiranno alle pulizie insieme agli ospiti, mentre una cooperativa di Fossano si occuperà del cambio della biancheria.

Cura e protezione sono le parole chiave di questo nuovo luogo, che nasce per creare nuove autonomie. Casa Madre Teresa è fatta di “muri” non per dividere, ma per creare comunità.

[fotografia di copertina di Pietro Battisti]