Intitolata la Prima Accoglienza

Nel quarto anniversario dalla sua ordinazione il Vescovo Bodo riapre l’Accoglienza maschile e la Mensa

Giovedì 25 marzo alle ore 11 si è tenuta in forma ristretta, a causa delle limitazioni imposte dal Covid19, la riapertura della Casa di Prima Accoglienza in Corso Piemonte 63 della Caritas di Saluzzo.

La struttura, che offre 11 posti letto esclusivamente maschili insieme ad un servizio mensa, è stata intitolata per volere dell’episcopo a Mons. Diego Bona, Vescovo di Saluzzo prima di Mons. Guerrini. Bona, eletto nel 1994, restò a capo della Diocesi del Marchesato fino al compimento dei suoi 75 anni, quando rassegnò le dimissioni. Fino al 2002 fu anche presidente nazionale del movimento Pax Christi, fondato da don Tonino Bello.

Un’altra targa, oltre a quella scoperta in Corso Piemonte 63 è stata affissa di fronte alla sala polivalente in fondo al cortile dove si trova la piccola cappella utilizzata dalla Caritas nei mesi estivi sempre per volere di Mons. Bodo questa struttura è stata intitolata ad Anna Maria Busso Olivero che dal 2000 al 2009 è stata direttrice della Caritas Diocesana. La sua scomparsa a 86 anni ha suscitato grande commozione tra operatori e volontari che la ricordano per il suo lungo impegno a fianco delle persone in difficoltà.

Il Vescovo Mons Bodo commenta:

“La Caritas è la testimonianza concreta di una presenza reale al bisogno più semplice, ma più importante della persona umana: dare un tetto, dare la possibilità delle cose più essenziali, della famigliarità, quel sorriso, quel pasto, quella stanza per riposare, per riprendersi, per ritrovare quella dignità che tante volte viene calpestata e non sappiamo neanche il perché. Ringrazio tutti coloro che in un modo o nell’altro hanno preso parte a questa Casa di Prima Accoglienza, a Luigi, alla Papa Giovanni.
Senza accorgercene abbiamo unito tre spiriti, ma simili: il Cenacolo e i frati che si rifanno a San Francesco hanno il medesimo carisma che li unisce nel servizio verso coloro che hanno bisogno. Lo stesso pensiero di cui scriveva Mons. Bona nel suo testamento spirituale: “Chiedo perdono se non ho potuto aiutare gli ultimi degli ultimi”. Una grande Provvidenza per il nostro territorio e per la nostra Diocesi”.

Il direttore della Caritas, Carlo Rubiolo, sottolinea:

“L’apertura di questa Casa è stata possibile grazie alla collaborazione di tante realtà e istituzioni. Ringrazio l’Associazione Papa Giovanni XXIII, in particolare Luigi Celona, che ha gestito la struttura in precedenza e il nostro Vescovo che ci ha dato una spinta poderosa, costringendoci a ripensare la decisione di chiudere e ha iniziato a tessere una rete di relazioni che hanno portato a questa giornata. Ringrazio il Convento di San Bernardino che ha deciso di inviarci Frate Andrea Nico Grossi che condividerà con noi questo cammino e la Comunità Cenacolo che con i suoi ragazzi ha trasformato questo luogo ripulendolo, ritinteggiandolo e risistemando l’esterno.
Ringrazio Don Giuseppe Dalmasso che ha permesso l’acquisizione di questo spazio polivalente in fondo al cortile, che è un altro segno in termini di accoglienza e di solidarietà.
Oggi, infatti, si procede a due intitolazioni che a noi sono molto care, di cui una, la sala polivalente ad Anna Maria Busso Olivero. L’ho incontrata la prima volta ai tempi della sua candidatura a sindaco di Saluzzo. Mi era apparsa una signora molto compita e fine. Ero rimasto colpito dal contrasto tra il suo salotto “quasi goldoniano” e la scelta di entrare nell’agone elettorale. Lo stesso contrasto che viveva come direttrice della Caritas: un contesto in cui bisogna venire in contatto con il “lato b dell’esistenza” (povertà, disagio, emarginazione) eppure lei sapeva guardarlo con grande intelligenza, eleganza, sensibilità”.

Alla cerimonia, unica autorità presente, il sindaco Mauro Calderoni che ha rappresentato l’istituzione con queste parole:

“Un momento importante per la città di Saluzzo che rinnova l’impegno della comunità ad accompagnare i propri concittadini nelle difficoltà che ci possono essere nella vita di ognuno di noi. Le interazioni tra gli organi istituzionali e il mondo del volontariato sono ormai diventati un’abitudine, così come il confrontarsi su tavoli trasversali dove sono diverse le sfaccettature da affrontare in periodi difficili come quello dell’inizio della primavera e l’arrivo dell’estate, quando il nostro territorio affronta la sfida dell’accoglienza legata all’economia locale che non ha dei paletti normativi prestabiliti. Con questo mi riallaccio all’opera di Monsignor Bona che verrà oggi ricordato e che si era ritrovato ad affrontare l’ondata migratoria albanese in un momento storico impegnativo per il nostro Paese. Se ripensiamo a quegli anni, quello che affrontiamo noi da una decina d’anni a questa parte è un compito meno impegnativo. Ho un ricordo personale anche di Anna Maria, io ho iniziato a far politica proprio durante la sua avventura nel 1995 quando, cambiata la normativa, ci fu per la prima volta l’elezione diretta del sindaco, lei seppe convogliare intorno a sé forze molto diverse dal punto di vista culturale, sociale, politico. La sua disponibilità a lavorare per gli altri la trasferì nel suo incarico in Caritas ed è quindi molto bello che venga ricordata così oggi”.

La targa a ricordo di Anna Maria Busso Olivero è stata scoperta del nipote 28enne Luca mentre Mons. Bodo ha donato un’icona del Buon Pastore alla Casa di Prima Accoglienza che per la sua gestione vedrà la sinergia tra operatori della Caritas, volontari dell’associazione Avass ODV e della Comunità Cenacolo che ha messo a disposizione tre persone per vivere nella struttura dando un servizio di supervisione.

La Mensa sarà gestita da Frate Andrea Nico Grossi, 51 anni, trasferitosi da Parma nella Comunità di San Bernardino. La struttura offrirà il pranzo anche a senza dimora e persone in difficoltà seguite dal Centro d’Ascolto della Caritas, con la possibilità di servire fino a 150 pasti nel cortile dove sono stati attrezzati tre grandi gazebo con panche e tavoli per garantire il distanziamento ed evitare il contagio.

Il Vescovo e il direttore della Caritas fanno appello alla generosità della comunità saluzzese che più volte nell’ultimo anno ha dimostrato la sua vicinanza alle persone colpite dalla crisi economica causata dalla pandemia.

Per chi volesse sostenere l’attività della Casa di Prima Accoglienza è possibile fare una donazione all’associazione Avass ODV con un bonifico all’IBAN IT73F0538746770000038005274. Per quanti (privati cittadini o aziende/supermercati/negozi) volessero donare cibo fresco/confezionato è possibile portarlo direttamente alla mensa in Corso Piemonte 63.


Intitolata a Mons. Bona l'accoglienza

Si è tenuta venerdì 19 nel Vescovado di Saluzzo, con diretta online sulla pagina Facebook della Diocesi di Saluzzo e su Zoom per i giornalisti, la conferenza stampa indetta dal Vescovo, Monsignor Cristiano Bodo, per aggiornare i media e la comunità pastorale sulle novità riguardanti iniziative legate ai beni culturali, ai cammini pastorali per i giovani, alle attività della Caritas e ai cantieri di restauro in corso.

INTITOLAZIONE DELLA CASA DI PRIMA ACCOGLIENZA

A proposito dell’intitolazione, che vedrà una cerimonia molto ristretta, giovedì 25 marzo alle 11 nel cortile di corso Piemonte 63, il Vicesindaco Franco Demaria è intervenuto dicendo:

“Ringrazio per la collaborazione e il legame che il Vescovo cerca di creare col territorio e tutto il Comune di Saluzzo. La riapertura del centro di accoglienza è estremamente importante. Riparte un percorso che ha affiancato il Comune per decenni. Un percorso non facile: ricordo da giovane assessore quando don Gullino si era impegnato in questa attività. Le preoccupazione di allora era per l’immigrazione degli albanesi e si ripete oggi per quella degli africani. C’è in realtà solo povertà che non è soltanto degli stranieri: gli utenti della Caritas sono anche italiani, persone che hanno perdono il lavoro, gli affetti. Mi piace che attorno al nuovo centro ci sia una collaborazione di gruppo, con l’Associazione AVASS, la Comunità Cenacolo e la comunità dei frati di San Bernardino. Mi ha aperto il cuore sapere che avete voluto dedicare il centro a Monsignor Diego Bona, un Vescovo che ha lasciato un grande ricordo così come Anna maria Busso Olivero: due persone esempi di disponibilità e generosità. Vi ringrazio perché come Diocesi e come Caritas siete sempre presenti ad aiutarci nelle difficoltà che affrontiamo giornalmente”.

 

Il Vescovo ha sottolineato :

“La struttura sarà dedicata a Monsignor Bona che spostò l’episcopio in corso Piemonte. Mi disse che lo fece perché pensava all’episcopio come luogo della cultura, della cura e della carità. Con questa intitolazione andiamo a   sottolineare una sua capacità: l’attenzione agli ultimi. Oltre alla Caritas, Mons Bona era infatti anche presidente di Pax Christi. Ricordarlo significa chiedere a lui di proteggere dal cielo gli ospiti e la struttura, fondamento della Caritas. Se non esiste prima accoglienza, come ci hanno insegnato santi e beati, non esisterebbe oggi la Caritas”.

 

Carlo Rubiolo, Direttore della Caritas :

“Quando qualche mese fa l’Associazione Papa Giovanni ci ha comunicato che doveva abbandonare la gestione della casa per motivazioni interne, mi ero quasi arreso all’idea di dover rinunciare ad una struttura come questa perchè le risorse umane della Caritas non potevano garantire una gestione simile. L’intervento del nostro Vescovo, che ha cominciato a tessere le sue relazioni, è riuscito a coinvolgere la Comunità Cenacolo, il convento di San Bernardino e alla fine siamo riusciti a trovare la soluzione per offrire la possibilità di dare accoglienza. I francescani hanno messo a disposizione Frate Andrea Nico Grossi che continua a svolgere la missione che già svolgeva a Parma, con la mensa. Mettendo insieme le risorse siamo riusciti a ripristinare la funzionalità di questa Casa anche se i numeri della sua capienza non sono elevati. È comunque un’offerta che risponde ad un bisogno effettivo e grave sul territorio. Per la sala che abbiamo in fondo al cortile, che è un crogiolo di iniziative e che viene usato per vari servizi, abbiamo pensato di intitolarlo ad Anna Maria Busso Olivero, direttrice dal 2000 al 2009 che continuerà a lasciare un segno anche con questa intitolazione”.

 

 

 


La Casa di Prima Accoglienza riapre

Sarà inaugurata giovedì 25 marzo alle ore 11 la rinnovata Casa di Prima Accoglienza in corso Piemonte 63 dove la Caritas di Saluzzo, per volontà del Vescovo, Monsignor Cristiano Bodo, ha riaperto il Dormitorio per l’accoglienza di persone indigenti, unito ad un servizio Mensa. Una nuova gestione che vedrà la collaborazione dell’Associazione AVASS, della Comunità Cenacolo e della comunità della comunità francescana di San Bernardino con Frate Andrea Nico Grossi a gestire il servizio Mensa.

Carlo Rubiolo, direttore della Caritas:

Dopo il cambio di gestione dall’Associazione Papa Giovanni XXIII alla Caritas direttamente il 25 marzo ci sarà l’inaugurazione della Casa di Prima Accoglienza che sarà intitolata a Mons. Bona (Vescovo di Saluzzo prima di Mons. Guerrini) e contemporaneamente una piccola cerimonia di intitolazione dello spazio polivalente nel cortile di Corso Piemonte 56 ad Anna Maria Olivero Busso che è stata in passato direttrice della Caritas per 10 anni.

La Casa di Prima Accoglienza è uno dei servizi più importanti della Caritas perché risponde ai bisogni di persone che si trovano in situazioni drammatiche non avendo un tetto sotto il quale trovare riparo. Per lo svolgimento del servizio dobbiamo ringraziare la generosità della Comunità Cenacolo che garantisce la vigilanza notturna e del Convento di San Bernardino che con Frate Andrea Nico Grossi assicura la presenza di una figura che gestirà la Mensa.

Facciamo appello alla generosità dei Saluzzesi che vorranno sostenere l’attività della Mensa con la donazione di prodotti alimentari. Saranno particolarmente graditi i prodotti dell’orto”.

Lo stesso giorno, 25 marzo, coincide con il quarto anno di insediamento a Saluzzo di Monsignor Cristiano Bodo come Vescovo, che così commenta :

“La Caritas ha come vocazione che viene attinta proprio dal Vangelo, quella di dare il cibo, dove riposare, dove poter trovare abiti nuovi e poter curare il proprio corpo. È la vocazione del Buon Samaritano che ci interpella come Chiesa e come credenti. Questo è il profondo significato di continuare la missione della struttura che genericamente chiamiamo Dormitorio e la Mensa dei bisognosi, per rispondere al mandato di Gesù. La speranza che i giovani possano anche loro aggregarsi nelle diverse attività perché il Vangelo sia un Vangelo vivo, un Vangelo che si concretizza nelle scelte della vita. Ognuno si senta invitato a dare il proprio aiuto o contributo affinché questi ospiti che la Bibbia definisce Angeli accolti siano sostenuti da tutta la comunità diocesana”.

La Casa di Prima Accoglienza, intitolata a Mons. Bona, potrà ospitare 11 persone, tutti uomini, al secondo piano dove si trovano camere singole e doppie, servizi igienici, uno spazio lavanderia e una piccola stanza adibita a cappella per la preghiera. Al piano terreno si trovano il refettorio e la cucina dove saranno cucinati i pasti distribuiti agli ospiti del Dormitorio e a persone indigenti individuate dal Centro di Ascolto e dagli altri servizi Caritas, negli spazi del cortile esterno dove sono stati allestiti tre grandi gazebo per ottemperare alle restrizioni anti-Covid. Gli ospiti del Dormitorio potranno entrare la sera alle 20 per raggiungere il loro posto letto e uscire al mattino dopo la colazione, mentre la distribuzione dei pasti (pranzo e cena) avverrà esclusivamente all’esterno.

La Caritas interverrà con i suoi volontari mentre la Comunità Cenacolo assicurerà la presenza, anche in orario notturno, di due volontari tra i giovani e gli adulti che ha aiutato ad attraversare un percorso di cambiamento per contrastare dipendenze da alcol, droghe o gioco d’azzardo. A coordinare la Mensa, sarà Frate Andrea Nico Grossi, 51 anni, arrivato da Parma dove gestiva un servizio di distribuzione pasti da 150 coperti giornalieri.

 


Entra in Casetta anche tu!

A Saluzzo c’è una casa che inizia proprio dove i binari della ferrovia finiscono.
Qui la Caritas di Saluzzo ha deciso di iniziare un progetto per i giovani, costruendo un luogo in cui si potesse iniziare un cammino verso l’indipendenza.

Sono passati due anni da quando la “Casetta” in via Savigliano 30 ha accolto i suoi primi inquilini e da quel momento, per tutto l’anno, giovani hanno potuto vivere, per lunghi o brevi periodi, un’esperienza di crescita e condivisione nuova.

Anche quest’anno, la “Casetta” cerca nuovi inquilini trai i 18 e i 30 anni che abbiano voglia di abitare nel cohousing per un periodo che va da un minimo di sei mesi ad un anno.

La "Casetta" è divisa in due piani:

- al piano terra si trovano la cucina comune, un bagno e una camera da letto che può avere un uso polivalente (coworking, ospitalità...)
- al primo piano ci sono tre camere da letto e un bagno

Il “cuore” della Casetta è l’orto-giardino sul retro, in cui nel corso delle estati passate i giovani del cohousing hanno proposto serate di cinema, teatro, dibattiti...

Vivere in “Casetta” significa condividere tempo e valori: agli inquilini viene chiesto di partecipare come volontari alle attività promosse dai diversi Servizi della Caritas, creare momenti di convivialità, progettare iniziative e attività aperte al territorio. 

La vita in “Casetta” è improntata ad uno stile eco-friendly e sostenibile nei consumi: il progetto chiede agli inquilini una particolare attenzione alla raccolta differenziata dei rifiuti, all’impatto dei consumi (ad esempio acquistando attraverso Gruppo di Acquisto Solidale, Botteghe locali e del commercio equo...) .

In cambio il progetto offre un affitto calmierato, in base alle possibilità di ciascuno (studente/studentessa, lavoratore/lavoratrice, disoccupato/disoccupata).

VUOI ENTRARE IN CASETTA?

Manda la tua candidatura entro il 08 gennaio 2021 

con una mail all’indirizzo : infocaritassaluzzo@gmail.com

Invia una breve mail di presentazione (con nome cognome, età, contatto telefonico, impegni di studio o lavoro) e le motivazioni che ti spingono a candidarti.


In ricordo dell'ex direttrice

Oggi vogliamo ricordare Anna Maria Olivero e il suo operato nella nostra Caritas attraverso le parole di chi, negli anni del suo mandato da direttrice, ha collaborato con lei.

Annamaria è stata per due lustri direttore della Caritas diocesana di Saluzzo.
Era una donna dal tratto garbato e signorile, sempre sorridente e cordiale con tutti.  Non sapeva soltanto ascoltare e consolare, ma era capace sul piano organizzativo e propositivo. Era stata sua l'idea di Ri-Vestiti, la piccola "boutique” di via Volta dove la Caritas espone i capi di abbigliamento migliori fra quelli che le vengono donati.
La vita l'aveva segnata duramente, ma lei non aveva mai smesso di dedicarsi con slancio e intelligenza agli altri. Per la Caritas saluzzese è stata a lungo, e ancora fino a pochi anni fa, un punto di riferimento sicuro, un modello di fede profonda vissuta nello slancio della carità."

 Carlo Rubiolo, Direttore della Caritas Diocesana di Saluzzo

 

“Per ricordare Annamaria non bastano le parole. È stata un gran signora, sempre disponibile nell'aiuto di chi aveva bisogno, sempre discreta, senza troppo clamore. Fu proprio lei a contattare noi della Papa Giovanni XXIII per gestire la Casa di Pronta Accoglienza della Caritas nel 2003. La porteremo sempre nel cuore.

 Luigi Celona, Associazione Papa Giovanni XXIII

"Perdonatemi il paragone, ma Anna Maria Busso se ne è andata in punta di piedi nello stesso giorno di Paolo Rossi. Scusate ancora l'insistenza: quando ero a Sào Paulo in Brasile ho visto giocare Paolo Rossi al "mundialito" contro l'Argentina. Dal Brasile, in quegli anni, ho seguito l'evolversi delle migrazioni dall'Albania verso l'Italia ed il conseguente lavoro della Caritas a Saluzzo coordinata da Anna Maria Busso. Negli ultimi anni, dal 2008 quando son rientrato dal Brasile, Anna Maria mi ha chiesto più volte di prendere il suo posto in Caritas. Siccome in latino-america la realtà della Chiesa valorizza molto la figura delle donne e dei laici, non me la sentivo di prendere il posto di una donna laica. Dopo tante insistenze e la richiesta del vescovo Mons. Guerrini, ho accettato.
Anna Maria era molto intelligente e vedeva lontano. Mi disse: "Il mondo sta cambiando, ho 75 anni e Saluzzo ha bisogno di qualcuno che possa affrontare il cambiamento. In Caritas dobbiamo aprirci ad accogliere e organizzarci in altre forme. Tu arrivi da un'esperienza missionaria e puoi aiutarci. Prendimi il posto e io continuo ad aiutarti come posso".
Son passati da allora 12 anni. Il resto è storia recente ed io sono contento che sia tornato un laico alla dirigenza della Caritas.
Con Anna ho imparato tanto, donna dell'essenziale, carità senza tante parole, non figure da prima donna, aperta alla politica e appassionata della Chiesa "del grembiule"."

 

Don Giuseppe Dalmasso, ex Direttore della Caritas e Vicario del Vescovo


Tornare ad accogliere

Anche quest’anno, con la fine della stagione della raccolta, è arrivata la chiusura delle Accoglienze Diffuse, messe a disposizione da 9 Comuni su 32 del distretto frutticolo che hanno scelto di aderire al protocollo siglato con Prefettura, Regione e realtà del terzo settore. Nonostante il significativo impegno di queste istituzioni locali, che hanno permesso di aprire e gestire le strutture in un momento così delicato, una volta arrivata la chiusura a fine novembre, non si è trovata una soluzione per i lavoratori rimasti ancora sul territorio, ma senza dimora.

Una condizione, la loro, aggravata dai primi freddi e dalle nevicate di inizio dicembre, oltre alla normativa anti-Covid che limita gli spostamenti tra Comuni e Regioni (tenendo conto che la maggior parte dei braccianti normalmente a fine stagione si sposta al sud per continuare nelle raccolte), oltre alle difficoltà dei dormitori sul territorio di accogliere per via delle limitazioni imposte dalla diffusione del contagio.

Dopo la chiusura delle strutture dell’Accoglienza Diffusa una ventina di braccianti si è ritrovata senza una soluzione alternativa e alcuni di loro si sono presentati alla nostra Caritas con zaini e bagagli senza sapere dove andare. Alcuni hanno contratti ancora attivi con aziende del saluzzese, altri sono in attesa di ricevere la busta paga o di un appuntamento in Questura o, semplicemente, non hanno un posto dove andare.

A differenza degli altri passati, la pandemia ha reso ancora più difficile la situazione con una seconda ondata di contagi che non ha risparmiato le zone del sud Italia, meta dei flussi di braccianti che qui di solito si spostano per proseguire il lavoro di raccolta, ma dove in molti ghetti e tendopoli (da Rosarno e San Ferdinando in Calabria a Castelvetrano in Sicilia) il Covid sta creando situazioni di marginalità estrema e disagio per i braccianti che, impossibilitati ad uscire per le quarantene, rimangono senza reddito e senza mezzi per sopravvivere.

Di fronte a questa situazione la nostra Caritas, alla luce dell’emergenza sanitaria alla quale si aggiungono freddo e neve, ha per settimane chiesto che venissero individuate soluzioni abitative per questi lavoratori senza dimora da parte della Regione, della Prefettura e delle Istituzioni.

Come annunciato dal nostro Direttore, Carlo Rubiolo, nelle scorse settimane, 11 braccianti rimasti senza dimora sono stati ospitati al piano terra di Casa Madre Teresa di Calcutta che, pur non essendo una struttura adeguata ad ospitare nei mesi invernali per l’assenza di una cucina interna e di un numero adeguato di docce, nella prima settimana di dicembre ha riaperto temporaneamente il dormitorio maschile per accogliere questi lavoratori, sottoposti preventivamente ad un tampone rapido.

Per l’approvvigionamento dei pasti si collabora con la fraternità francescana di San Bernardino dove Frate Andrea Nico Grossi, arrivato da poco da Parma, ha messo a disposizione la sua esperienza di gestione di una mensa, cucinando e trasportando ogni giorno i pasti caldi in Casa Madre Teresa, dove ai piani superiori sono ospitati due giovani in situazione di fragilità nel cohousing al primo piano e una famiglia al secondo.

In merito alla situazione, il Direttore Carlo Rubiolo sottolinea:

“La Caritas Diocesana ha deciso di dare ospitalità ad alcuni dei migranti che lavorano come braccianti stagionali, rimasti senza un luogo in cui dormire. Della ventina di persone uscite dalle strutture dell’Accoglienza Diffusa, alcune non hanno mai avuto un tetto. Abbiamo segnalato al Prefetto la gravità della situazione, evidenziando l’assurdità di chiudere le strutture comunali in un momento in cui il lockdown impedisce gli spostamenti tra regioni: se i braccianti vengono fatti uscire, ma non possono raggiungere le zone di provenienza o quelle in cui potrebbero trovare altro lavoro in agricoltura (in particolare al Sud), è ovvio che per loro ci sarà solo il gelo delle notti all’aperto. 
Il Prefetto, pur dimostrando attenzione per il problema, ci ha detto che questo tipo di accoglienza non è previsto da alcuna norma o convenzione e che quindi non ci sono spazi per un suo intervento. Nelle strutture della Caritas ci sono solo pochi posti che saranno riservati a coloro che in tutti i mesi passati non hanno mai avuto dove dormire. Saranno ammessi dopo aver fatto il tampone e potranno rimanere fino a quando non verranno eliminate le restrizioni agli spostamenti.
Questa situazione fa emergere con cruda evidenza le carenze di un sistema di protezione invernale per le persone senza dimora, per le quali sono disponibili ad intervenire gli enti caritativi come il nostro”.


Una casa per chi resta

Nei mesi di raccolta della frutta  gli operatori del Presidio hanno incontrato, durante l’apertura dell’Infopoint in corso Piemonte, i servizi e i “presidi mobili” serali, centinaia di lavoratori senza dimora che, a partire dai primi arrivi nel mese di maggio, hanno dormito in strada non avendo nessun’altra soluzione abitativa. La situazione, resa ancora più complessa dalla pandemia, ha visto intervenire una rete di enti del Terzo Settore del territorio che, alla fine del mese di giugno, hanno sottoscritto l’appello “Per una stagione di dignità” lanciato dalla Caritas di Saluzzo per chiedere alle autorità nazionali, regionali e alla Prefettura di Cuneo di individuare soluzioni adeguate, in grado di tutelare la salute degli stagionali e della cittadinanza.

Nel mese di luglio, dopo numerose richieste, la Prefettura di Cuneo ha sottoscritto un Protocollo per consentire la riapertura in sicurezza delle strutture del progetto “Accoglienza Diffusa”, le quali hanno messo a disposizione un centinaio di posti letto per braccianti impiegati nei rispettivi Comuni.

Oltre a Saluzzo, Lagnasco, Costigliole Saluzzo e Verzuolo, per la prima volta hanno contribuito al progetto di accoglienza anche i Comuni di Busca, Tarantasca e Savigliano. Questa apertura straordinaria è stata resa possibile grazie al progetto su fondi FAMI “Buona Terra”, promosso dalla Regione Piemonte e supportato dalla Cooperativa Armonia di Saluzzo e dai mediatori culturali della CGIL Cuneo.

I posti disponibili sono stati occupati velocemente, ma molti braccianti si sono ritrovati esclusi dal sistema di accoglienza perché impiegati irregolarmente, senza contratto di lavoro oppure perché costretti dal datore di lavoro a non mostrare il loro contratto.

Nel corso di questa stagione i lavoratori che hanno transitato nel Saluzzese e si sono rivolti al Presidio “Saluzzo Migrante” sono stati decisamente meno rispetto agli scorsi anni: tuttavia l’emergenza sanitaria ha reso il loro spostamento più complesso, riportando, per certi versi, la città di Saluzzo alle drammatiche condizioni di dieci anni fa, con centinaia di braccianti accampati alla stazione ferroviaria e al Foro Boario.

In questa condizione, per tutta la stagione gli operatori di “Saluzzo Migrante” hanno presidiato monitorando gli accampamenti informali in cui braccianti e aspiranti tali si sono rifugiati per trovare un riparo nella notte, anche sotto la pioggia e al freddo. Nel corso dei“presidi mobili” sono emerse situazioni di forte tensione dovute al fatto che i braccianti, al ritorno dal lavoro, non trovavano più coperte ed effetti personali (nonostante liberassero all’alba i luoghi in cui dormivano), venivano sottoposti a controlli costanti e, in almeno caso, è stato riferito agli operatori che un lavoratore contrattualizzato sia stato denunciato per aver invaso proprietà altrui, perchè dormiva accanto ad una tettoia, avvolto in una coperta, in una gelida notte di ottobre.

Con la fine di novembre per la maggior parte dei braccianti si conclude la stagione di raccolta, tuttavia alcuni continueranno a lavorare fino a metà dicembre e oltre, ad esempio per la sistemazione delle reti protettive. La conclusione della stagione segna anche la chiusura delle strutture dell’Accoglienza Diffusa, prevista per il 30 novembre. Una situazione che, se unita all’impossibilità di spostarsi tra regioni, rischia di aggravare la situazione dei lavoratori in attesa della paga o che restano nel Saluzzese perché senza alternative (vista anche l’enorme difficoltà nel trovare alloggi disponibili ad essere affittati, riscontrata dagli operatori di “Saluzzo Migrante” che, nell’ambito del Progetto Case, accompagnano i braccianti con contratti di lungo periodo ad una residenzialità).

Dall’inizio di novembre, sono stati nuovamente avviati gli incontri del Tavolo coordinato dalla Prefettura di Cuneo a cui anche la Caritas di Saluzzo partecipa, per lavorare in sinergia con gli enti locali, il Terzo Settore, i sindacati e la Regione per cercare soluzioni che permettano a chi resterà sul territorio di avere accesso ad una soluzione abitativa dignitosa e sicura.

La nostra Caritas ha deciso di fare la sua parte, mettendo a disposizione alcuni posti letto sia nel dormitorio di corso Piemonte 63, dove l’accoglienza della Casa di Pronta Accoglienza è coordinata dall’Associazione Papa Giovanni XXIII, sia al piano terra di Casa Madre Teresa di Calcutta, struttura inaugurata nel febbraio di quest’anno e destinata all’accoglienza di persone senza dimora in situazioni di fragilità sociosanitaria o di sfruttamento lavorativo.

Il ruolo della Caritas e l’accoglienza in Casa Madre Teresa

La scelta di mettere a disposizione Casa Madre Teresa di Calcutta è stata complessa, in quanto il piano terra, con 24 posti esclusivamente maschili, non è pensato per accogliere durante l’inverno ed è stato necessario adeguarlo al distanziamento richiesto dalla prevenzione del contagio. Tuttavia, la scelta di destinare alcuni posti ai braccianti è stata necessari, alla luce della mancanza di soluzioni individuate per accogliere i braccianti senza dimora non più sotto contratto (non essendo più considerati lavoratori, non hanno infatti accesso alle accoglienze diffuse).

“Con il nuovo lockdown che vieta gli spostamenti in altre regioni – spiega Carlo Rubiolo, Direttore della Caritas Diocesana di Saluzzo – i tanti braccianti stagionali che dormono ancora all’addiaccio non possono più raggiungere le località che tradizionalmente hanno sempre costituito la loro meta una volta conclusa la stagione di raccolta. In queste notti ormai gelide, che sanno già di inverno, qui per loro continua a non esserci un riparo per dormire e per consumare i pasti. Anche le coperte che il nostro Presidio ha distribuito tutto l’anno non bastano più ad offrire un conforto adeguato. Per questo la Caritas diocesana, d’intesa con la Prefettura, ha deciso di ospitare nei propri dormitori alcune persone che non hanno i requisiti necessari per accedere alle strutture di Accoglienza Diffusa dei Comuni che hanno aderito al protocollo territoriale”.

Casa Madre Teresa e il dormitorio di Corso Piemonte 63, in accordo con la Prefettura, hanno messo a disposizione una decina di posti letto per le persone senza dimora nell’attesa che vengano individuati dalle autorità locali luoghi più adeguati.

In questi giorni, anche grazie all’importante contributo dei volontari, gli operatori di “Saluzzo Migrante” si sono adoperati per garantire un accesso ed una permanenza sicuri alle persone che verranno accolte, oltre a provvedere ad una completa pulizia e sanificazione dei locali.

Gli ingressi alla struttura saranno regolati dopo aver effettuato un tampone rapido che certifica la negatività delle persone accolte. Nel caso in cui un ospite, durante la permanenza, presentasse i sintomi del Covid19 si procederà con l’isolamento all’interno della struttura verrà sottoposto a tampone: in caso di positività la persona verrà trasferita nei luoghi idonei individuati dagli enti di competenza per le persone che non possono svolgere isolamenti o quarantene al proprio domicilio.

All’interno di Casa Madre Teresa i pasti saranno preparati e distribuiti da Fra Andrea Nico Grossi, da poco arrivato da Parma nella comunità dei Frati Minori Francescani a Saluzzo, che con la sua esperienza nella gestione di una mensa si occuperà di fornire a tutti gli ospiti pasti caldi.

“Nonostante questa struttura non sia perfettamente attrezzata per l’ospitalità invernale – sottolinea Rubiolo – abbiamo deciso di aprire le porte, nel rispetto di tutte le norme anti-Covid, perché di fronte a un’emergenza così drammatica la carità deve prevalere sull’ordinarietà”.


Carlo Rubiolo è il nuovo direttore

È stata ufficializzata nella mattinata  di  lunedì  12  ottobre  la  nomina  di  Carlo  Rubiolo  a nuovo direttore della Caritas Diocesana di Saluzzo.

Il Vescovo, Monsignor Cristiano Bodo, ha motivato questa scelta alla luce del cammino diocesano che si sta compiendo in questi anni. Nella Lettera “Fraternità in cantiere” viene infatti sottolineata l’importanza della ministerialità laicale. “Visto che Carlo da anni collabora ed ha una formazione chiara e precisa della Caritas - sottolinea il Vescovo - ho pensato di nominarlo direttore proprio in quest’ottica, dimostrando la fondamentale necessità della presenza del laicato anche nel servizio ai più bisognosi e a coloro che chiedono aiuto. Per questo ho domandato la sua disponibilità che è stata accolta e quindi ho pensato proprio di nominare un laico e non un sacerdote. Inoltre, da qualche settimana all’interno della Caritas è arrivato padre Andrea Nico Grossi dei Frati Minori che collabora nei servizi quindi una figura spirituale e religiosa vi è già”.

Carlo Rubiolo, 72 anni, ex docente di scuola media, è entrato a far parte della Caritas come volontario dopo il   pensionamento, in particolare diventando referente  del   Centro  di Ascolto  Diocesano.  All’inizio del 2020 era già stato  individuato  come  vicedirettore  della Caritas, incarico che ha svolto al fianco del direttore Don Giuseppe Dalmasso fino al mese di settembre.

Negli anni il suo impegno si è concretizzato nel sostegno agli ultimi ed è proprio questa caratteristica che gli è valsa il premio consegnatogli a settembre dall’Associazione americana “Psychologists for Social Responsibility”, con il Premio Internazionale “Andreina Blua” destinato a chi si impegna a persone attive nella solidarietà sociale.

"Ringrazio il Vescovo per la fiducia che mi ha accordato - sottolinea Rubiolo -, ma la prospettiva di sostituire Don Beppe non può non preoccuparmi, considerato che mi mancano la profondità della sua ispirazione religiosa, le sue capacità relazionali, la sua inesauribile generosità. Farò come si fa camminando in montagna nella neve: metterò i miei piedi nelle sue orme, per non sbagliare."

Don  Giuseppe  Dalmasso,  nominato  direttore  della  Caritas  nel  2009  dall’allora  Vescovo Guerrini e da anni sacerdote nelle parrocchie dell’alta Valle Maira, è stato riassegnato alle parrocchie  della  Valle  Bronda  e  alla  Chiesa  di  Sant’Agostino  a  Saluzzo.  Proprio  a  questo proposito, Monsignor Bodo aggiunge con affetto: “Sicuramente il nostro Don Beppe, che ora è parroco di Sant’Agostino a pochi metri dalla Caritas, penso che ogni tanto farà visita sentendone la mancanza”.

“Dopo 12 anni - commenta lo stesso Don Dalmasso - passo il testimone a Carlo Rubiolo, che dal momento del suo arrivo come volontario ha vissuto e condiviso con me il  cammino della Caritas e le particolari sfide del territorio saluzzese. Le migrazioni degli ultimi 10 anni ci hanno messo alla prova, in quanto non eravamo preparati ad accogliere e sostenere queste persone, ma attraverso la generosità di Carlo e tanti altri volontari siamo riusciti ad essere un piccolo segno di accoglienza e carità.

Carlo ha sempre lavorato in prima persona, sin dai tempi in cui i primi stagionali dormivano nei vagoni deragliati della stazione di Saluzzo. Tutto è iniziato lì poi grazie ai giovani ed al loro “sangue nuovo” i volontari delle prime ore si sono rimessi in gioco con nuove iniziative. Ringrazio Carlo, di cuore, per questa disponibilità e gli auguro di portare avanti il mandato conto forza di spirito. Mi auguro che tutti i volontari possano continuare a lavorare con lui così come hanno fatto con me”.

Sul  ruolo attuale e  futuro della  Caritas, alla luce  di  un contesto  profondamente  cambiato dal  Covid-19,  il  Vescovo  evidenzia:  “è  importante  che  la  Caritas  sia  attenta  alle  nuove situazioni  che  si  sono  create  dopo  la  pandemia  perchè  ci  sono  nuovi  poveri,  proprio guardando  a chi  ha  perso  il lavoro, a chi  ha  un solo  reddito. Bisogna  anche  pensare di riorganizzarsi tenendo presente che chi è nel bisogno non è il “solito di prima”, ma ci sono famiglie   che   prima   riuscivano   a   camminare   con   dignità   nella   normalità   ed   ora purtroppo hanno bisogno di un sostegno. Dall’altra parte bisogna anche avere la visione dell’“andarli a cercare” perché molte di queste persone, ora fragili, spesso si vergognano a   bussare   alla   Caritas:   sarà   importante   in   questo   senso   il   ruolo   dei   parroci   che, attraverso  le  Caritas  parrocchiali  e  quella  diocesana,  dovranno  cercare  di  sostenerle tenendo conto dell’aspetto della dignità”.


Le novità dell'Emporio

Dopo un periodo di pausa estiva, l’Emporio della Solidarietà della Caritas di Saluzzo ha riaperto le porte del servizio agli utenti.
I 591 passaggi registrati nel mese di luglio ed i 300 del mese di agosto hanno segnalato un aumento decisivo per quanto riguarda i nuclei famigliari bisognosi che si sono presentati nei due giorni di apertura del servizio.
Sia nella pausa estiva, così come durante tutto il periodo di apertura straordinaria durante il lockdown, l’Emporio della Solidarietà ha rivisto le modalità di fruizione e distribuzione degli alimenti per gli utenti ed ha riorganizzato il lavoro dei volontari.
Per questo motivo, ad esempio, da inizio settembre è attivo un nuovo sportello di distribuzione che va ad aggiungersi a quello già esistente, sia per facilitare la consegna delle borse agli utenti che per aiutare l’organizzazione ed il mantenimento dei prodotti dell’Emporio.
Grazie ai fondi derivanti dall’8xmille della CEI, si è riusciti a far fronte ad alcune necessità rispetto all’acquisto di prodotti e merce alimentare, elementi utili per l’allestimento dei due centri di distribuzione (gazebo, termometri a infrarossi e dispositivi di protezione individuale per i volontari), elettrodomestici per il magazzino (frigo).
“Dall’estate ad oggi – spiega Spirito Gallo, referente dell’Emporio della Solidarietà – il servizio ha continuato a seguire questa linea. Successivamente occorrerà riflettere sull’eventuale evoluzione delle normative in vigore e capire come riorganizzare il servizio per il futuro”.
Tra settembre e ottobre si è passati dal consegnare da 66 a 91 buste alimentari in una sola giornata. Si tratta di numeri alti, che ci mostrano ogni settimana di più come l'impatto del Covid-19 non sia invisibile ma vada a cambiare radicalmente e concretamente la vita delle persone.
A questo proposito, l’Emporio della Solidarietà è sempre alla ricerca di donazioni di beni alimentari e per sostenere l'attività di distribuzione.
Per chi volesse contribuire:
→ Bonifico all'Associazione AVASS (causale: Emporio / IBAN IT18M0629546770000001500943)
→ portando alimenti e beni di prima necessità direttamente all'Emporio il lunedì dalle 15 alle 18 e il venerdì dalle 9 alle 12.
Per info:
0175 46719 (Emporio della Solidarietà)
329 9086123 (Spirito Gallo - referente) Inoltre a partire da ottobre l’Emporio della Solidarietà di Saluzzo è stato inserito all’interno della piattaforma www.emporiinrete.it. Questo nuovo portale, sviluppato grazie al Centro Servizi per il Volontariato di Cuneo, mappa gli “Empori della Solidarietà” gestiti dalle Caritas e dalle Associazioni di volontariato attive nella provincia di Cuneo. L’obiettivo è aumentare la visibilità degli Empori attraverso un piano di comunicazione che possa spingere aziende e privati a donare beni alimentari per il sostentamento delle fasce di popolazione più fragili, oltre a favorire la donazione diretta tramite l’utilizzo di Paypal. La Caritas di Saluzzo, con il suo Emporio, ha aderito con convinzione a questa iniziativa, nella speranza che possa promuovere non solo il sostegno materiale, ma motivi anche nuovi volontari a donare il proprio tempo nell’ambito di un servizio che nell’anno della pandemia si sta rivelando sempre più sollecitato a sostenere i bisogni della comunità.