Ostacoli e speranze (parte 2)

Oggi la casa della famiglia di Rama e Mengstab è Saluzzo dove i primi nomi che hanno imparato sono Virginia, Alessandro, Gioele (gli operatori della nostra Caritas che li hanno portati qui tre anni fa), insieme a quelli dei volontari (Paola, Stefano, Graziella e Piero). In città da qualche mese li abbiamo aiutati a cambiare casa, per aggiungere una stanza per il nuovo nato. "Nostro figlio più grande - racconta Rama - chiama "nonna" Graziella" (un'ex insegnante che l'ha aiutata con l'italiano). Dopo tre anni il loro percorso verso l'integrazione è tutt'altro che privo di difficoltà.

LEGGI LA PARTE 1 "DA PROFUGHI AD ACCOLTI"

Il primo ostacolo è la lingua (lei ha ottenuto la licenza media ed entrambi hanno seguito i corsi al C.P.I.A.) poi la ricerca del lavoro (Rama ha frequentato un corso sulla somministrazione e uno sull’accoglienza in strutture ricettive, suo marito invece sta prendendo la patente e attraverso la Caritas ha trovato un tirocinio di 4 mesi presso una ditta di elettronica, ma è stato l'unico impiego di quest'anno, così due volte a settimana fa il volontario nell'Emporio della Solidarietà).

A questi si aggiungono i problemi con i documenti: il passaporto di lei (che sta rinnovando un permesso di ricongiungimento famigliare con il marito e i figli, tutti titolari dello status di rifugiati politici / asilo) è stato smarrito in Sicilia e il rimpallo tra le Questure blocca la richiesta di rinnovo ("senza documenti è come stare in prigione" dicono, aggiungendo “vogliamo rimanere qui, ma prima dobbiamo aggiustare il passaporto").

Un punto fermo per il loro presente e futuro è la scuola : "è importante per i bambini - dicono - e anche per noi, per imparare la lingua" così come l'aiuto di Caritas : "conosciamo delle famiglie - raccontano - persone di Caritas, di Saluzzo, sono sempre tutti molto gentili con noi".

L’integrazione, invece, passa attraverso la relazione con le persone e le opportunità di frequentare la comunità. Rama ha conosciuto, ad esempio, l’Associazione Penelope che l’ha coinvolta nelle sue attività, vista la sua passione per il telaio e il cucito.

La speranza, questa volta nostra, è che i loro Paesi d'origine possano finalmente conoscere la pace che hanno iscritto nel nome del loro ultimo figlio. E per loro, che si aprano nuove opportunità di inclusione attraverso il contatto con la comunità saluzzese, oltre a nuove prospettive di lavoro.

La nostra Caritas è sempre alla ricerca di volontari che vogliano sostenere percorsi di accoglienza come i "Corridoi Umanitari". Per chi volesse conoscere questa famiglia e aiutarli in qualche modo (nella ricerca di un impiego, con qualche ora di chiacchierate in italiano o semplicemente organizzando una gita insieme per scoprire il territorio) può scriverci a info@caritassaluzzo.it


Da profughi ad accolti (parte 1)

Il governo di Dio sulla terra, persona di buon cuore, uomo di grande forza, pace: hanno significati suggestivi i nomi della famiglia arrivata a Saluzzo tre anni fa grazie ai "Corridoi Umanitari". Padre, madre, due maschietti di 6 e un anno: nelle loro lingue natie (amarico in Etiopia e tigrino in Eritrea) l'espressione della speranza per una vita che qui prova a ripartire.

L’ARRIVO IN ITALIA

Sono ricchi di gratitudine i sorrisi di Rama e Mengstab, i due genitori, quando raccontano dell'accoglienza ricevuta grazie alla Caritas. L'Italia l'hanno conosciuta passando da Fiumicino alla Sicilia, qualche mese con Caritas Agrigento poi Saluzzo. Tappe di un approdo sicuro, creato dal progetto "Corridoi Umanitari", avviato nel 2015 dalla CEI e dalla Comunità di Sant'Egidio, prima dalla Giordania poi nel 2018 dall'Etiopia e dal Niger.

Un'iniziativa coordinata e proposta da Caritas Italiana alla quale la nostra Diocesi ha aderito per creare vie sicure e legali, permettendo a famiglie particolarmente vulnerabili conosciute da Caritas nei campi profughi, di raggiungere l'Europa per fare domanda di asilo, senza rischiare la morte e la tratta durante il viaggio.

Sul volo per Roma la famiglia, partita da un campo etiope nella regione del Tigray dove hanno vissuto insieme a profughi eritrei, sudanesi e somali, aveva occupato tre posti. Oggi c'è un nuovo arrivato che proprio a fine settembre, in coincidenza con la Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato (26 settembre), ha spento la sua prima candelina.

DA UNA VITA NORMALE AL CAMPO PROFUGHI

Rama, 34anni, originaria dell'Etiopia, vendeva mobili di seconda mano, in tasca un diploma come tecnico di laboratorio. Della sua terra natale racconta

con estrema minuzia il rito del caffè, che in quelle valli ha trovato la sua culla, e conserva con grande cura una brocca tradizionale per servirlo (tra le poche cose che, ammette, sono riusciti a portare nel viaggio verso l'Italia).

Mengstab, 49 anni, è nato in Eritrea e ad Addis Abeba faceva il giornalista in una testata dell'opposizione alla dittatura. Di qui le motivazioni della persecuzione, la fuga per tenere al sicuro i suoi cari e gli anni durissimi nel campo profughi dove è nato il primo figlio. Come tutti gli eritrei, infatti, ha dovuto sottostare alla leva militare obbligatoria che inizia a 16 anni e dura tutta la vita. Spostarsi autonomamente è impossibile: il passaporto e l’autorizzazione a lasciare il Paese devono essere concessi dal governo. Varcare il confine senza permesso è un reato che comporta minacce e persecuzioni per sé e la propria famiglia. Dopo la fuga in Etiopia, l’attività giornalistica lo porta a spendersi per la causa dei rifugiati politici eritrei contro il governo di Afeweki. Anche per questo motivo è stato scelto come beneficiario dei Corridoi Umanitari.

Entrambi descrivono l’Etiopia e l’Eritrea come Paesi molto simili, accomunati da culture e scambi, dove la popolazione si divide tra una moltitudine di etnie, in una convivenza pacifica, anche tra cattolici e musulmani (la loro religione).

Oggi l'Etiopia è un Paese martoriato dalla guerra scoppiata un anno fa quando a seguito di una tornata elettorale non autorizzata in cui aveva vinto il Fronte per la liberazione del Tigray, l’esercito etiope ha attaccato la regione con l’aiuto di quello eritreo e delle milizie di etnia ahmara. Un conflitto che ha reso disumana la vita nei campi profughi (l’UNHCR ha più volte denunciato l’assenza di forniture e servizi per mesi, la mancanza di accesso all’acqua potabile con il conseguente proliferare di malattie).

Inoltre l'apertura del confine con l’Etiopia ha consentito l’ingresso delle milizie eritree e della spie della dittatura (da quando ha conquistato l’indipendenza nel 1993, dopo oltre 30 anni di guerra, l’Eritrea è di fatto una dittatura totalitaria nelle mani dell’unico presidente Isaias Afwerki). Amnesty International ha denunciato la sparizione dai campi profughi di dissidenti politici fuggiti dal Paese (tra loro anche persone selezionate dalla Cei per i Corridoi Umanitari che infatti si sono bruscamente interrotti).

Continua ...

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Torna la Giornata dei Migranti

“Verso un noi sempre più grande”: è questa la speranza racchiusa nel messaggio di Papa Francesco in occasione della 107ma Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebrerà domenica 26 settembre.

In questa giornata, dedicata al desiderio di costruire un mondo più inclusivo, la Caritas Italiana presenterà i risultati del progetto progetto Apri (Accogliere, proteggere, promuovere e integrare), al quale aderisce anche la Caritas di Saluzzo che ha attivato una ventina di volontari tutor che per 6 mesi hanno seguito 11 beneficiari tra migranti stabilmente presenti nel territorio (tra i quali una mamma sola con una bambina).

Le parole del Direttore della Caritas di Saluzzo, prof. Carlo Rubiolo:

La Giornata del Migrante e del Rifugiato dovrebbe spingerci a riflettere più consapevolmente sul destino delle tante persone che ogni anno sono costrette a lasciare le loro terre e le loro famiglie per sfuggire alla guerra, alla carestia, alla miseria e alle calamità naturali.  Credo che ogni riflessione su questo tema debba partire da una considerazione tanto ovvia quanto abitualmente trascurata, cioè che se una sorte simile non è toccata a noi, è solo per caso e non per qualche nostro merito.  Dunque, quando a Saluzzo vediamo le centinaia di ragazzi africani che giungono qui  in cerca di lavoro,  proviamo almeno con il pensiero a metterci nei loro panni e a chiederci se non sarebbe più giusto un mondo dove gli uomini non gareggiano tra loro per accrescere il proprio benessere, ma collaborano per assicurare il benessere di tutti.

Si aggiunge la riflessione di Don Angelo Vincenti, Direttore dell'Ufficio Migrantes della Diocesi di Saluzzo:

La  giornata mondiale del migrante e del rifugiato, che celebreremo domenica 26 Settembre, vuole scuotere le nostre coscienze di fronte all’immane tragedia di milioni di persone che devono fuggire dai propri paesi, non solo perché spinti dalla fame e oppressi da regimi che calpestano tutti i loro diritti, ma sempre più frequentemente perché vittime di guerre e movimenti terroristici.

Certo siamo ancora sotto l’emozione delle scene spaventose provenienti dall’Afghanistan, ma forse ci siamo già assuefatti alle notizie che arrivano dal Medio Oriente e dal continente Africano: da capo Delgado in Mozambico, agli sfollati Etiopi in Sudan, dalle vittime di Boko Haram in Nigeria, a quelle di Al Shabaab in Somalia o dei gruppi affiliati all’ISIS o a Al-Qaida nel Sahel e nel Maghreb…

Nei primi sei mesi di quest’anno risultano 1.146 persone morte in mare nel tentativo di raggiungere l’Europa, ma senz’altro si tratta di un numero molto inferiore alla realtà.

Papa Francesco nel suo messaggio per questa 107ma Giornata mondiale ci ricorda che Dio ci vuole una unica famiglia, siamo tutti un NOI, Cristo é morto e risorto «perché tutti siano una sola cosa». Ma aggiunge: “Il tempo presente, però, ci mostra che il noi voluto da Dio è rotto e frammentato, ferito e sfigurato. E questo si verifica specialmente nei momenti di maggiore crisi, come ora per la pandemia. I nazionalismi chiusi e aggressivi e l’individualismo radicale sgretolano o dividono il noi, tanto nel mondo quanto all’interno della Chiesa. E il prezzo più alto lo pagano coloro che più facilmente possono diventare gli altri: gli stranieri, i migranti, gli emarginati, che abitano le periferie esistenziali.

In realtà, siamo tutti sulla stessa barca e siamo chiamati a impegnarci perché non ci siano più muri che ci separano, non ci siano più gli altri, ma solo un noi, grande come l’intera umanità.

Qui il messaggio di Papa Francesco in occasione di questa Giornata che la Chiesa celebra dal 1914 e che il Santo Padre quest'anno ha voluto intitolare "Verso un NOI sempre più grande".

Messaggio per la 107ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2021 | Francesco (vatican.va)


Afghanistan e Haiti: come aiutare

In queste settimane tante persone stanno contattando la nostra Caritas per chiedere come portare aiuto e sollievo alle popolazioni colpite dal terremoto ad Haiti e ai rifugiati giunti in Italia dall’Afghanistan tornano in mano ai Talebani.

Nell’isola caraibica, colpita da un devastante terremoto il 14 agosto scorso che ha causato più di 2.500 vittime e oltre 12.000 feriti, Caritas Italiana segnala un altissimo rischio di epidemie come colera e Covid-19. La rete Caritas sta distribuendo kit alimentari e aiuti d’urgenza a 500 famiglie e rilancia l’appello alla solidarietà che la Caritas Diocesana di Saluzzo fa proprio. Al momento c’è bisogno urgente di cibo, ripari, di kit sanitari e soprattutto di interventi che garantiscano acqua e condizioni igieniche adeguate perchè la popolazione è fortemente esposta al contagio di malattie infettive.

In Afghanistan, invece, Caritas Italiana è impegnata fin dagli anni Novanta e nei primi anni Duemila ha sostenuto un ampio programma di aiuto di urgenza, riabilitazione e sviluppo, la costruzione di quattro scuole nella valle del Ghor, il ritorno di 483 famiglie di rifugiati nella valle del Panshir con la costruzione di 100 alloggi tradizionali per le famiglie più povere e assistenza alle persone disabili. Tra giugno 2004 e dicembre 2007, due operatori di Caritas Italiana si sono alternati nel Paese con l'obiettivo di coordinare e facilitare le attività in loco. Attualmente l’ambito di attenzione principale è costituito dai minori più vulnerabili.

Al momento, secondo stime di Caritas Italiana, sono tra 2.000 e 2.500 i collaboratori afghani del contingente italiano e i loro familiari che nelle scorse drammatiche settimane dovrebbero essere riusciti ad arrivare in Italia.

I profughi afghani arrivati nel nostro Paese tramite i ponti aerei, attualmente vengono inseriti nel sistema di accoglienza ministeriale cioè nei centri Sai (Sistema di accoglienza e integrazione, ex Sprar) di competenza dei Comuni (alcuni dei quali anche nella provincia di Cuneo) e nei centri Cas (Centri di Accoglienza Straordinaria) che fanno riferimento alle Prefetture, dopo un periodo di quarantena nei Covid Hotel.

Per queste persone si aprirà quindi l’iter per il riconoscimento dello status di rifugiati politici ed un lungo percorso di integrazione (dall’apprendimento dell’italiano alla ricerca di un lavoro).

Carlo Rubiolo, Direttore della Caritas diocesana di Saluzzo, invita alla solidarietà:

La tragedia dell’Afghanistan e il disastroso terremoto ad Haiti sono situazioni drammatiche che ci toccano tutti nel profondo. Credo che anche questa volta, come in altre occasioni, la comunità saluzzese vorrà far sentire la sua vicinanza alla popolazione caraibica e ai rifugiati afghani che hanno raggiunto il nostro Paese. Caritas Italiana è presente in questi Paesi da molti anni attraverso le sue attività che invito a sostenere con una donazione diretta. Come Caritas diocesana proponiamo di seguire le indicazioni ricevute da Don Soddu, Presidente di Caritas Italiana,  e rivolgere tutti gli aiuti possibili verso i programmi e le azioni di aiuto già attivi in quei Paesi”

 È possibile sostenere gli interventi di Caritas Italiana tramite:

 - conto corrente postale n. 347013

- donazione online sul sito  www.caritas.it

- bonifico bancario tramite Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma –Iban: IT24 C050 1803 2000 0001 3331 111

(causale “Terremoto Haiti” oppure causale “Emergenza Afghanistan”)

 

Ricordiamo che tutte le donazioni a Caritas Italiana sono deducibili e detraibili per aziende e privati.

(foto di Caritas Italiana)


Inaugurata la nuova Cappella

Venerdì 30 luglio, all'alba del suo 53esimo compleanno, il nostro Vescovo ha celebrato la Messa per inaugurare la rinnovata Cappella al fondo del cortile della Caritas in corso Piemonte 63.

Alla celebrazione, riservata ad operatori e volontari (era presente anche il nostro Direttore Carlo Rubiolo), hanno partecipato una ventina di persone. Il Vescovo ha concelebrato insieme a Don Andrea Dellatorre della Comunità Cenacolo (che con i suoi volontari gestisce la Casa di Prima Accoglienza intitolata a Monsignor Bona) e Frate Andrea Nico Grossi, francescano della fraternità di San Bernardino.

La Messa è stata voluta da Monsignor Bodo per riaprire la piccola Cappella detta “del Pozzo” (per la presenza di un antico pozzo artesiano proprio sotto l’altare) ristrutturata grazie all’operosità dei volontari della Comunità Cenacolo. Nella sua omelia, il Vescovo ha ricordato che

"la carità é un segno indelebile della presenza di Dio nella nostra vita” ed ha ringraziato “le tante persone qui spinte a mettersi al servizio degli altri per gratuità e fede. Questo luogo, che normalmente viene chiamato "il Pozzo" perché l'acqua è vita, ci richiama l'incontro fra la donna e Gesù al Pozzo. Questo luogo può diventare luogo che sa cambiare la vita di tanti uomini e donne dando loro dignità, donando lungo il loro cammino il dono inestimabile della fede".

Il Vescovo si è augurato che la “Cappella del Pozzo”

"sia un luogo dove la carità scorre e sia segno per ricordarci che Dio è amore, che sia un luogo della riconciliazione, dell'amicizia, del silenzio: quel Pozzo che sa saziare la sete di Dio". Infine ha definito la Caritas di Saluzzo "la quarta perla della nostra Diocesi" perché "una Chiesa senza Caritas é perdente, morta, non ha futuro. La Caritas è segno concreto della presenza di Dio in noi e nella comunità anche se non è sempre facile umanamente. Non c'è Caritas senza preghiera vera, non c'è dialogo senza carità".

Al termine della celebrazione operatori e volontari hanno festeggiato il compleanno di Monsignor Bodo con canti e un piccolo buffet di dolci.

Il Direttore Carlo Rubiolo ha espresso da parte sua e di tutti gli operatori e i volontari un sincero augurio per il compleanno del Vescovo, ringraziandolo per la sua presenza e la sua costante attenzione all'attività svolta dalla Caritas.


Chiusure estive dei servizi Caritas

Anche i nostri volontari si prendono una meritata pausa estiva:

da lunedì 16 a venerdì 27 agosto sarà chiuso l'Emporio della Solidarietà in piazza Vineis a Saluzzo

riaprirà lunedì 30 agosto

un ringraziamento al referente Spirito Gallo e a tutti i volontari e le volontarie che hanno garantito le due aperture settimanali anche in questi primi mesi del 2021

chiude per un paio di settimane anche la boutique solidale "Ri-Vestiti" in via Volta 8

dal 1 al 15 agosto il nostro negozio di "second hand" si prende una vacanza

un ringraziamento alla referente Susanna Eandi e a tutte le volontarie che hanno continuato con un sorriso ad accogliere le persone che con le loro donazioni sostengono le borse lavoro erogate dal Centro di Ascolto


Progetto Ubuntu: parla il Vescovo

Riportiamo di seguito il messaggio del Presidente della nostra Caritas, Mons. Cristiano Bodo, di cui è stata data lettura giovedì 15 luglio in occasione della presentazione del progetto "UBUNTU - Io sono perché noi siamo (in lingua bantu)" promosso dal Comune di Saluzzo (capofila), in collaborazione con il Consorzio socio-assistenziale Monviso Solidale e la Caritas diocesana di Saluzzo. Il progetto, avviato dal giugno 2021, si concluderà a dicembre 2022 grazie al contributo di Fondazione Compagnia di San Paolo, Fondazione CRC e Fondazione De Mari attraverso il bando "Territori Inclusivi".

Il progetto punta all'integrazione delle persone con background migratorio attraverso azioni inerenti la comunicazione, il sostegno all'inserimento abitativo e la formazione di volontari e operatori del terzo settore.

"Nelson Mandela scrisse che “In Africa esiste un concetto chiamato Ubuntu, il cui senso profondo è che noi siamo uomini solo grazie all'umanità altrui e che se, in questo mondo riusciamo a realizzare qualcosa di buono, il merito sarà in egual misura anche del lavoro e delle conquiste degli altri”

Sempre Mandela affermò che “Una persona che viaggia attraverso in Africa se si ferma in un villaggio non ha bisogno di chiedere cibo o acqua: subito la gente le offre del cibo, la intrattiene. Ecco, questo è un aspetto di Ubuntu, ma ce ne sono altri. Ubuntu non significa non pensare a se stessi; significa piuttosto porsi la domanda: voglio aiutare la comunità che mi sta intorno a migliorare?”

Ubuntu è un’etica dell’Africa sub-Sahariana dalla quale provengono la maggior parte dei braccianti agricoli che ogni anno raggiungono il Saluzzese per la raccolta stagionale della frutta e che rappresentano la maggior parte delle persone con background migratorio presenti nel nostro territorio.

Questa etica, che si focalizza sulla lealtà e sulle relazioni reciproche tra le persone, sulla “benevolenza verso il prossimo” come dal suo significato in lingua bantu, è una regola di vita, basata sulla compassione, il rispetto dell’altro, che molto ha a che fare con la missione della nostra Caritas.

Nell’ambito di questo progetto, la Caritas diocesana di Saluzzo intende portare avanti, in sinergia con il Comune (in qualità di capofila) e il Consorzio Monviso Solidale, una serie di azioni volte a creare le precondizioni (dal punto di vista della comunicazione, dell’integrazione abitativa e della formazione di operatori e volontari del terzo settore) affinché la nostra comunità sia pronta a maturare lo spirito di Ubuntu.

Il motto «Io sono perché noi siamo» ci esorta a sostenerci e aiutarci reciprocamente, a prendere coscienza non solo dei diritti, ma anche dei doveri, poiché è una spinta ideale verso il riconoscimento di un legame comune, che genera comunità.

Il concetto di Ubuntu, che attraverso Mandela è divenuto uno dei principi fondamentali della nuova repubblica del Sud Africa, è lo stesso connesso con l’idea di un Rinascimento Africano che non pare molto lontano dallo spirito di ricostruzione che respiriamo nel periodo Covid.

La necessità di costruire una comunità inclusiva, per la nostra Caritas punterà sull’inclusione e l’autonomia abitativa delle persone migranti coinvolte nel progetto, attraverso l’attivazione di una rete fatta da operatori e volontari, formati attraverso azioni sinergiche con il Consorzio Monviso Solidale. Queste persone saranno accompagnate, attraverso forme di intermediazione immobiliare solidale e sussidi all’affitto, verso una stabilizzazione della loro presenza, che possa consentire anche una mutazione del racconto e della percezione delle persone migranti nella popolazione saluzzese, grazie alle azioni di cambiamento narrativo poste in essere con il Comune.

Creare un territorio inclusivo, per la Caritas diocesana di Saluzzo, significa costruire le condizioni affinché le persone migranti possano esprimere se stesse, sradicare stereotipi e pregiudizi attraverso azioni di comunicazione mirate alla popolazione locale ed ai professionisti del settore, inserire le persone migranti nel tessuto socio-economico attraverso il lavoro, la casa, relazioni di aiuto significative.

Grazie alle risorse messe a disposizione dalla Compagnia di San Paolo, dalla Fondazione CRC e dalla Fondazione De Mari attraverso questo progetto, la Caritas diocesana proverà con i suoi operatori e volontari ad essere parte attiva di quella comunità che, grazie ad una rete sinergica, potrà costruire un cambiamento inclusivo del territorio.

Ubu significa “ciò che avvolge, l’unità”, “essere”. Ntu rimanda all’azione dello sviluppare, del divenire. La Caritas diocesana, in questo progetto, vuole provare a diventare una parte di un’unità (fatta da tanti soggetti) che possa sviluppare una costruzione del senso di comunità sempre più inclusivo verso chi ha scelto, per motivi di vita, lavoro, relazioni, di diventare parte di questo territorio."


Il Vescovo sui 50 anni della Caritas

Pubblichiamo la riflessione del Vescovo di Saluzzo, Monsignor Cristiano Bodo, Presidente della nostra Caritas, dal titolo "Fraternità contemplativa e Caritas" in occasione del 50esimo anniversario della Caritas Italiana.

"É necessario che in ogni epoca vi siano degli innamorati di Dio, con tutte le forze, amarlo unicamente, diventa la scopo fondamentale della vita dell’uomo, il primo e più grande comandamento!

É necessario che in ogni epoca dei “folli di Dio”, capaci di imitare e contagiare gli altri, capaci di contagiare gli altri per suscitare uomini e donne che cercano Dio e la realizzazione della loro vita.

Ecco la “Caritas”, promuove questo cammino, attraverso la testimonianza del vangelo, che si incarna nel tessuto della vita tra gli uomini.

Il primo ad attuare questo nella nostra Italia fu Mons. Giovanni Nervi, dopo che Papa Paolo VI, istituì la “Caritas”, il quale scriveva: “la Caritas deve promuovere nella Chiesa la scelta preferenziale dei poveri, banco di prova per verificare quanto effettivamente la carità è presente nella Chiesa”.

Sappiamo di dover essere una sfida al compromesso con la mentalità del nostro tempo, così materialistica, una sfida ad ogni mediocrità e misura riduttiva di vivere il Vangelo.

Consapevoli di non essere sempre all’altezza di dare un buon esempio all’uomo di oggi.

Il Vangelo al centro del nostro cammino pastorale, alla luce della lettera pastorale:

“Fraternità contemplativa”, diventa per la “Caritas diocesana”, l’impegno di continua conversione, in uno stile di vita più sobrio e umile.

Dilatando il nostro cuore in una smisurata capacità di amore verso Dio e verso il prossimo rendendoci fratelli e sorelle, padri e fratelli, di tutti gli uomini e donne.

Senza dimenticare che la più grande carità anche se a volte ci dimentichiamo è la preghiera che coinvolge tutta l’umanità e dà voce a Dio nel mondo.

Prima ho usato audacia, perché mi sembra quello che davvero meglio esprime la fortezza oggi necessaria per osare di mettersi all’opposto della mentalità corrente.

Un filosofo contemporaneo afferma: “I tempo della notte del mondo è il tempo della povertà, perché diviene sempre più povero al punto di non poter riconoscere la mancanza di Dio come mancanza” (Heidegger).

“Noi osiamo sperare, sperare tenacemente, mentre, piangendo, gettiamo nel solco la nostra piccola vita e attendiamo, come il contadino del Vangelo, di veder spuntare i germogli della nuova stagione … perché la carità è miracolo (Madre Canopi).

La Caritas è il segno più vero della presenza di Dio nella vita del mondo, nella nostra società e nel mondo che grida: “Ho fame …”.

Promuoviamo una strada per far crescere il seme che dia un raccolto abbondante e doni all’umanità il necessario per vivere e attualizzare il Vangelo della carità nel nostro oggi.

Camminiamo insieme, nella fraternità, Vescovo e preti, suore e diaconi, cristiani e laici, per stimolare tutti alla solidarietà, e vivere il Vangelo per annunciarlo all’uomo del nostro tempo.

Auguriamoci un cammino fruttuoso."

Cristiano, Vostro Vescovo


Visita del Vescovo a Casa Mons. Bona

Martedì 6 luglio il Vescovo di Saluzzo, Monsignor Bodo, ha visitato il cortile, la cappella e gli spazi di Casa Monsignor Bona, pranzando con Frate Andrea Nico Grossi, i volontari della Comunità Cenacolo e un giovane operatore dell'Associazione AVASS (associazione dei volontari Caritas).

La visita è stata l'occasione per un aggiornamento sulla situazione dell'accoglienza che era stata riaperta il 25 marzo. A tre mesi di distanza, nel Dormitorio in corso Piemonte 63 sono ospitate 10 persone su 11 posti letto disponibili, esclusivamente maschili. Si tratta di braccianti africani (cinque persone), ma anche persone senza dimora di nazionalità italiana, indiana e romena, alcuni con problemi di dipendenze o usciti da poco dal carcere. Alcuni sono stati indirizzati da altre Caritas come quella della Valle Po oppure già conoscevano il servizio per via della distribuzione dei pasti negli anni passati. L'ospitalità è garantita loro per un mese, durante il quale oltre ad un posto letto hanno a disposizione la lavanderia e il servizio Mensa.

A pranzo sono fra le 50 e le 60 le persone che trovano posto nel cortile di corso Piemonte 63 dove, nel rispetto del distanziamento anti Covid, sotto i gazebo vengono distribuiti i pasti preparati da Frate Andrea Nico Grossi della Fraternità di San Bernardino, aiutato dai volontari della Comunità Cenacolo che in due risiedono stabilmente nella struttura. Frate Andrea pone particolare cura e rispetto attraverso il servizio mensa, garantendo alternative ai commensali che in questo periodo sono in maggioranza braccianti stagionali di fede musulmana. A cena prima veniva dato un piatto da asporto, ora per dare più dignità, i commensali vengono fatti accomodare sotto i gazebo con un vassoio con pasta, frutta e pane. In totale in questo periodo sono quindi 100 / 120 i pasti distribuiti dalla Mensa.

Mons. Bodo si è complimentato per il rifacimento del cortile e della cappella oltre che per la gestione dell'accoglienza. Il Vescovo ha raccolto i bisogni portati dai volontari, legati soprattutto alla necessità di reperire materie prime per la mensa (in particolare carne), ma anche prodotti per la pulizia della casa e l'igiene personale, così come asciugamani da bagno dal momento che il servizio docce rimane aperto anche per i braccianti stagionali, con la collaborazione degli operatori del progetto Saluzzo Migrante.

Ancora una volta Mons. Bodo ha ribadito l'importanza che questo servizio ricopre per l'aiuto alle persone in difficoltà nel territorio diocesano, confidando che la comunità dia segno della sua storica solidarietà, sia attraverso il volontariato in Mensa sia attraverso un supporto materiale.

Frate Andrea Nico Grossi:

C’è un bel rapporto e un bel clima con i giovani operatori di Saluzzo Migrante che si occupano anche di questi ragazzi. La Mensa vorremmo che appartenesse al territorio, anche attraverso la presenza di volontari che, con criterio (visto il Covid), possano entrare a darci una mano. Anche la Mensa è uno straordinario strumento di evangelizzazione.

Per sostenere la Casa di Prima Accoglienza: Sostieni - Caritas Saluzzo

Per candidarsi come volontari: Volontari - Caritas Saluzzo

 


Chiusura estiva raccolta abiti

Avvisiamo che nei mesi di luglio e agosto il nostro servizio di raccolta e distribuzione di abiti in via Maghelona 7 (con il ritiro del materiale il mercoledì dalle 9 alle 11 e la distribuzione il giovedì dalle 9 alle 11) sarà CHIUSO.

Resterà invece regolarmente aperta la boutique "Ri-Vestiti" in via Volta 8 dove, a fronte di una piccola donazione, è possibile trovare abiti, accessori e scarpe di seconda mano.

Come sempre le donazioni raccolte saranno gestite dal Centro di Ascolto per l'attivazione di borse lavoro a sostegno delle persone in difficoltà seguite dai nostri volontari.

"Ri-Vestiti" rimane aperta il martedì dalle 9 alle 12, il mercoledì e il venerdì dalle 16 alle 19.